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Lasciatemi dire anche se non dovrei pensare

2008.05.21 15.05

Facciamo finta che siamo diventati di colpo dei bravi cittadini e che decidiamo di osservare con interesse l’operato del governo.
Facciamo finta che non ce ne frega niente dei rom, dei rumeni, di chi è messo peggio di noi, ma che guardiamo alle nostre tasche.
Facciamo finta che non ci fa venire il vomito vedere le sedute del parlamento.
Facciamo finta che persino Berlusconi ci appare un difficile avversario ma pur sempre degno di rispetto.
Non continuo con l’elenco “facciamo finta”, li riassumo tutti in uno solo: facciamo finta di essere un sostenitore entusiasta del PD e della politica del bipolarismo democratico.
Fatte queste premesse facciamone un altro paio: siamo inseriti nostro malgrado (ma anche per nostra scelta e piacere) in un contesto dal quale volevamo rimanere lontani, e quindi da raver, metallari, punk, squatters, ecc, siamo diventati una “famiglia”, abbiamo una prole, viviamo in una casa “normale”.
Insomma siamo quelli un po’ sotto il ceto medio, che fanno una vita che gli altri considerano da “strana” a “normale”.
Come possiamo non notare che tutti i governi che si sono succeduti hanno puntato a sgravare da tasse e cose simili solo chi sta meglio di noi? Cioè, visto che siamo mediocri, facciamo un ragionamento da “cittadino medio”: non abbiamo il suv, non abbiamo una casa di proprietà, abbiamo (forse) una busta paga, abbiamo prole. I governi tagliano le accise sulla benzina (e non è che quando questo accade il prezzo dei servizi legati al costo dei carburanti scenda), diminuiscono o tolgono l’ici alla prima casa, tagliuzzano qua e là, mettono qualche balzello del cazzo per coprire i buchi, tipo una tassa di 10 euro per le ricette mediche. Si, mescoliamo pure, perchè se siamo cittadini medi non ci interessa se la tassa X l’ha tolta il governo e il bollo Y lo ha aumentato la regione, abbiamo detto che calcolavamo le nostre tasche, quindi non c’è nessuna differenza.
Facendo i calcoli come possiamo non accorgerci che il risparmio che abbiamo, se c’è, e irrisorio rispetto a quello di cui può godere chi ha introiti doppi dei nostri? Come facciamo ancora a credere alle cazzate tipo “sostegno per l’affitto”, dove arrivano 32482349124120 domande e il comune ne può soddisfare 1000, con assegni da 50 euro ognuna? O a pensare utile lo sgravio sulla tassa sui rifiuti, tassa che va a metri quadri, per cui se abitiamo in una casa da 200mq vinciamo mentre se abitiamo in una di 40 non ci cambia quasi niente? E cosa ce ne facciamo di questi sgravi quando sommati non bastano a pagare un asilo, ammesso e non concesso di riuscire ad entrare in graduatoria per prendere uno dei tre posti che ci sono liberi?
Vestite un attimo i panni del cittadino medio, e smettetela di dire che fanno schifo, che tanto in realtà se non siete già nella sua stessa condizione prima o poi vi ci troverete, magari se proprio vi preme non rinunciate all’ideologia ma mettete su un foglio di carta i fatti e la condizione che state vivendo e ditemi: come cazzo si fa ad andare ancora a votare? Qual’è la dimensione massima della trave che questa gente che foraggia il “sistema democratico” col suo voto, che ci crede persino magari, accetta di prendere in culo?

Le sovrastrutture: gli orari

2008.04.29 13.49

Che il tempo scorra, almeno nel nostro universo, è convenzione nota.
Il fatto che lo abbiamo diviso in periodi discreti si sa, tutti noi abbiamo un orologio, quello che si sa meno è che questa discrezione è tutta nostra, visto che il tempo è soggetto alle regole a cui sottostanno tutte le cose del mondo, per cui ad esempio si modifica in base alle forze che lo sollecitano.
Già di per sè questo dovrebbe dimostrare quanto è precaria questa concezione che abbiamo del tempo, ma la cosa che mi lascia perplesso è la convenzione dell’orario. Mi spiego, ok che stabilire un modo per avere tutti un’idea del tempo è necessario, perchè se ti dico “ci vediamo alle 10″ tu devi capire cosa intendo per “le 10″, in maniera che si possa verificare la coincidenza e che ci si trovi entrambi nello stesso momento nel giusto luogo. Fin qui direi che va tutto bene.
Noi siamo troppo alternativi e per di più ci stanno in culo le sovrastrutture imposte. Il tempo che scorre e per comodità è suddiviso in periodi che sempre per comodità riteniamo discreti ed assoluti, ok, ma il tempo “per fare le cose”? Cos’è se non una sovrastruttura del capitale? Chi ha stabilito che si deve lavorare “dalle 9″? Chi ha deciso che non si può lavorare in un lasso di tempo X che possiamo collocare all’interno della giornata (tanto per dire) quando ci pare? Perchè devo essere io a rispettare qualcosa che ha stabilito qualcuno che sta sopra di me (economicamente, gerarchicamente, ecc)?
Generalmente non se ne parla mai, però perchè il tempo migliore della giornata deve finire ingoiato nel lavoro solo perchè qualcuno ha stabilito che dalle 9 alle 18 è il lasso di tempo adatto al lavoro? Perchè non posso fare 12-20 se mi piace? Perchè non posso cambiare quando mi pare?

Comunque fate cagare.

2008.04.17 11.28

Queste le statistiche dei browser e dei sistemi operativi che capitano su queste pagine:

Browsers

* Internet Explorer 50.4%
* Mozilla Firefox 30.0%
* Opera 5.5%
* Mozilla 4.8%
* Safari 3.4%
* Others 3.0%
* Netscape Navigator 3.0%

Sistemi operativi

* Windows 73.7%
* Ubuntu Linux 9.7%
* Mac OS Mac OS 5.2%
* Debian GNU/Linux 3.4%
* Sconosciuto 3.3%
* Linux 2.8%
* Others 1.9%

Ma per favore, windows 73%, internet explorer 50%… se non avesse vinto la destra alle elezioni direi che siete rincoglioniti, in realtà mi tocca solamente registrare che fate parte della maggioranza…

Chi cazzo calcola i semafori

2008.04.02 11.45

Io, da piccolo, ho letto un libro che si chiamava “come funziona”, trovato in un bidone vicino ad una biblioteca scolastica. Su questo libro c’erano riportate informazioni sul funzionamento di alcune cose, scelte a caso, immagino in base alla curiosità che potevano sviluppare in un bambino, e mi ricordo in particolare la lavatrice ed il semaforo. In particolare, non so se per il fatto che il libro fosse obsoleto o semplicemente perchè il tipo che lo ha scritto fosse un demente, veniva spiegato che la temporizzazione delle luci veniva effettuato tramite un albero a camme, in cui tre dischi attivavano interruttori che provocavano l’accensione delle luci del semaforo, e che tale sistema era sotto il manto stradale.
Io ci avevo creduto, poi ad un certo punto m’è capitato di leggere “traf-o-matic” su delle scatolone verdi di metallo vicine agli incroci e di sentire dentro di esse dei “click” per autoconvincermi che i creatori di semafori si fossero finalmente accorti dell’esistenza del relè.
Detto questo, mi è capitato di chiedermi più volte: ma se, che cammino abbastanza spedito, non riesco ad attraversare corso Peschiera dove si incrocia con corso Racconigi, e mi devo quasi sempre fermare prima di uno dei controviali, come fa una persona anziana? Chi cazzo le decide e le tara le temporizzazioni di questi semafori? E se sono automatiche, quale algoritmo di merda hanno per cui non hanno un tempo minimo decente in modo che la gente normale possa attraversare?
A me sembra veramente demenziale che una signora si debba fermare due volte in mezzo alla strada per poterla attraversare, che cazzo di senso ha? E chi ha controllato questi semafori se ne è fregato o ha attraversato di corsa per fare i suoi test?
Ma qualcuno qui sa come cazzo si fa a parlare con questi oscuri personaggi che definiscono la viabilità? Chi decide le rotonde, i semafori, i tempi… sono una specie a sè, che vive nelle cantine dei palazzi comunali e pianifica sempre a tavolino, senza mai testare dal vivo, gli obbrobri stradali che fanno costruire?
Maledetti!

Repubblica e la multimedialità

2008.03.15 13.54

Sappiamo tutti che se vogliamo leggere un giornale online quasi automaticamente andiamo sul sito di repubblica, principalmente perchè i siti degli altri quotidiani fanno cagare, secondariamente perchè gli articoli di repubblica sono così insulsi che generalmente basta leggere il titolo e il riassunto in home page per avere già un quadro del contenuto, risparmiandoci il click e la lettura dell’articolo completo.
Una parola a parte però il sito di repubblica la merita per il suo concetto di “multimedialità”: hanno una sezione che chiamano “repubblica multimedia” dove mettono i contenuti video e fotografici, e fin qui vabbè, mi sembra quasi ormai un nonsense mettere su internet la parola “multimediale”, comunque sia spesso clicco per vedere i set fotografici… e fanno cagare! A parte la penosa qualità delle foto, quasi su internet fosse vietato mettere immagini decenti, ma spesso e volentieri le foto sono ripetute, a volte 4 o 5 volte, a volte senza nemmeno una modifica, uno zoom, un qualcosa per simulare che si tratti di una foto nuova. Ma che senso ha? Sono idioti?
Facciamo un esempio: vogliamo vedere monaci liberali e poliziotti cinesi che si scontrano, per cui andiamo qui e ci mettiamo a giocare a memory. Ecco i risultati:
foto 1: nuova
foto 2: nuova
foto 3: stessa inquadratura della 2, a breve distanza temporale, con un po’ di zoom
foto 4: idem
foto 5: nuova
foto 6: nuova
foto 7: stesso punto della 5, con inquadratura più ampia
foto 8: nuova
foto 9: nuova
foto 10: nuova
foto 11: nuova
foto 12: stesso punto della 11, con un po’ di zoom
foto 13: nuova
foto 14: nuova
foto 15: nuova
foto 16: zoom digitale della 15
foto 17: è la 15
foto 18: nuova
foto 19: è la 18
foto 20: nuova
foto 21: è la 18 senza zoom
foto 22: è la 20
Quindi su 22 foto quelle “utili” sono 13… Ma che cazzo di senso ha? Qualcuno sa darmi una spiegazione per questo comportamento idiota?
Sì, è un’argomento del cazzo… e quindi?

Scambiamoci i dati

2008.03.12 18.22

Una volta due applicazioni remote che volessero scambiarsi dati si spedivano dei files. Erano in genere files txt, con formato fisso e definito.
Oggi invece non va più bene.
Oggi bisogna fare le porte di dominio, la cooperazione applicativa, i file xml, i file xsd, usare wsdl, ecc.
Figo eh, nel senso che la flessibilità è notevole.
Però, diocane, ma è mai possibile che per spedire 4 dati 4 io debba sclerare come un muflone cieco perchè la proprietà codice dell’elemento “cazzo” non equivale al valore contenuto nelle sue tag? E tutto questo continua ad essere stabilito arbitrariamente! Non è che c’è una libreria che mi dice “il codice fiscale lo scrivi così”, no! Potrei fare che dentro una tag “codice-fiscale” c’è il cf, oppure che il cf è la proprietà “codice” dell’elemento fiscale, o ancora in mille modi… tutti arbitrari. Lo scambio di alto livello ha un senso se faccio veramente astrazioni e roba di alto livello, non per scambiarsi due cazzate fisse secondo come mi piace!
Ma vediamo, se dovessi spedire i miei dati anagrafici con un file txt, cosa dovrei fare?
1. concordare il formato del file
2. scrivere la parte di applicazione che genera il file
3. scrivere la parte di applicazione che interpreta il file
4. usare un transport esistente per spedire il file
Se decido invece di usare la cooperazione applicativa?
1. scrivere con wsdl uno schema dei dati che devo spedire
2. concordare il formato di organizzazione
4. scrivere l’xsd per validare il contenuto del file xml
5. scrivere la parte di applicazione che genera il file xml
6. scrivere la parte di applicazione che interpreta il file xml
7. installare una porta di dominio che si occupi di fornire i servizi alla porta remota e che ne richieda a sua volta
8. configurare la porta in modo che abbia una “base comune” con l’altra relativamente alla descrizione dei servizi offerti/richiedibili
9. avere quindi un qualche robo in java, tipo tomcat o jboss, perchè le porte sono quasi tutte in java
10. scrivere la parte di applicazione che richiede servizi alla porta
11. scrivere la parte di applicazione che risponde alle richieste della porte
Questo semplificando talmente tanto da rendere le descrizioni delle operazioni quasi inesatte.
Ora io dico: ok, sono l’inps e decido che i miei dati li offro così perchè sono dati complessi e la loro struttura può cambiare, quindi metto a disposizione tutti i mezzi per leggere ed interpretare i miei files xml. Certo, è vero che se metto online un file txt con un certo formato stabilito faccio lo stesso, ma in questa maniera uso un metodo considerato “standard” all’interno della PA.
A parte però questa voglia di aderire agli standard, che possiamo passare per informazioni complesse (ma ho i miei dubbi), quale cazzo di senso ha applicare un tale delirio se a scambiarci le informazioni siamo A e B, concordiamo come farlo, pubblichiamo cosa abbiamo deciso, ecc ecc?
Cioè l’effettivo vantaggio di questa soluzione è?
Così una volta se dovevamo pregare in aramaico per avere il formato di un file txt online oggi ci troviamo a dover spulciare documenti di centinaia di pagine per fare un’interrogazione anagrafica.
Mah.
+layer + layer!

Il tempo dei titani

2008.03.01 23.21

Essendo grossi, i titani, il loro tempo scorre più lento.
In pratica una loro giornata è più o meno il tempo che è passato dall’ultimo post.
Ne sono passate in queste notti di acque nere sotto i ponti dall’arco imputridito e rosicchiato dal muschio, molte cose sono cambiate.
Prima di tutto, ad esempio, ho più ram nel pc.
Per il resto, parlo di robe meno importanti, tipo la vita, è sempre il solito (bel) casino.
A volte devo dire la verità guardo un po’ con invidia chi programma, pianifica, raggiunge l’obbiettivo (è giusto anche con due “b”, sì) e apparentemente non cambia e non si sforza… ma chissà se una vita fatta a quel modo ci interessa, alla fine.
Domani voglio una casa con piscina piena di teen nude. Beh magari domani no, ma me lo pongo come obbiettivo. Poi alla fine se la hai che ci fa insomma, terminano le fantasie e invece di pensare alla piscina con le teen nude ti ci tutti due o tre volte e bon, grandi orge ed è finita, che gusto c’è? (sì, lo so che ci sarebbe un gran gusto, ma non regge l’impianto del discorso altrimenti). Certo si può volere una piscina più grande e ++teens, ma questa è la vita che si sono scelti i managerssss, gente come Briatore che so, noi ci siamo scelti, o ci hanno dato, la vita dei cazzoni.
Il punto chiave è che ci piace, no?
E cmq domani vinco al super enalotto e al cinco de oro.

PERCHE’ CRISTODDIO PERCHE’?

2007.10.08 18.40

Dopo svariato tempo a delirare su shell script non funzionanti ho fatto questo:

root@tron:~# ls -l /bin/sh
lrwxrwxrwx 1 root root 4 2007-04-09 20:36 /bin/sh -> dash

ma perchè cazzo diocristo, perchè DASH?! Ok, è meglio, piccola, veloce, ecc, ma tutti gli stronzi programmatori scrivono in testa ai loro merda di script #!/bin/sh, quindi siccome alcuni decidono di usare comandi bash producono degli script che con dash sucano e non vanno.
Ora io dico: ma me lo vuoi chiedere diocrino di ubuntu che shell voglio avere per eseguire gli script? Ma se già uso un sistema dove per vedere due pagine internet il browser si prende 300 mega e e ci mette un minuto a partire, cosa vuoi che me ne fotta che la shell occupi 80k invece di 650??
Ma diofà.

Ordini, fruste e manette

17.18

Mi fa (sor)ridere la gente che strabuzza gli occhi quando ti scappa un commento sull’uso di semplici strumenti casalinghi per non troppo esigenti e complicate sessioni di bdsm, anche perchè poi a parte qualche integerrimo gira e rigira a mettere gli stuzzichini in tavola succede che chi sostiene d’essere a dieta li finisce.
Quello che mi fa invece sorridere con un lato della bocca, che è un tipo di sorriso che vale assai, è quando si scoprono interessanti inclinazioni libertine e aperture in persone che, nella loro tranquillità, sanno viversi.
Quello che mi fa storcere la bocca, invece, è chi sbandiera ai quattro venti che fa tutto e ha, come prima reazione ad una novità, “io quella roba non la faccio!”.
Quello che mi lascia perplesso e mi fa serrare la bocca è il moralismo cattocolpevole di chi non fa qualcosa perchè poi gli vengono i sensi di colpa, perchè così ci insegna la morale. Salvo farlo lo stesso. Salvo farsi venire i sensi di colpa. Salvo farlo e dire che non si hanno sensi di colpa quando conviene.
Insomma, ho un’espressione facciale per tutti.

Il mistero dei numeri

2007.09.30 00.11

I numeri conoscono i misteri del mondo, ma non ce li dicono.
Sì, proprio così, sono dei bastardi di merda.
A parte questo, io ho incontrato uno dei misteri del mondo globalizzato che si è a me medesimo presentato sotto forma di numeri. Le cose sono andate così come ora vado a raccontare: scrivetti un sms ad un cellulare dell’Uruguay, il quale inizia quindi con il prefisso 00598, e fin qui nulla di strano. Quando ricevetti la risposta il mio telefono recitò la consueta inutile pantomima (con tanto di animazione) per informarmi che era arrivato l’sms che tanto avevo aspettato (poco meno di un minuto) e mi informo nella medesima schermata che il mittente era +598 ecc ecc. Tanta fu la mia sorpresa quando, scegliendo l’opzione “visualizza”, il messaggio mi venne presentato come proveniente dal numero +447797806021, mentre il numero del mittente reale si trovava in realtà all’interno del messaggio stesso.
Google ne sa un po’, come sempre, ma non si smentisce e la sua conoscenza è superficiale: tutti parlano di un relay, di un sistema per pagare meno, di una carta prepagata… come capita spesso in rete tutti suppongono ma nessuno sa veramente.
Qualcuno ha già risolto questo mistero di morte?