Malesseri della categoria ‘mentale’

Stasi

17.53

La stasi è stare fermi.
No, non è un post mieloso e autobiografico, è un post sulla gente che guida.
Cioè c’è traffico, c’è una strada dove ci stanno le macchine comodamente in due colonne, la prima colonna è ferma perchè un demente ha deciso che doveva girare dove è vietato e quindi il flusso del traffico gli sta impedendo di compiere la sua insulsa manovra, in teoria la seconda colonna potrebbe scorrere agevolmente ricoprendo di gestacci il tipo che gira… invece no, innanzitutto non ci sono due colonne, ce n’è solo una, perchè mica ha veramente un senso uscire dal traffico, è molto meglio la stasi. Ai guidatori piace la stasi.
Poi, e non rompetemi il cazzo col sessismo, ci sono i comportamenti generati dalla genetica. Ci sono, esistono, chi dice di no semplicemente decide di dire cazzate per supportare forzosamente l’uguaglianza fra uomo e donna, quasi l’antisessismo volesse dire annullamento delle differenze comportamentali invece che loro riconoscimento e rispetto. Comunque sia, vediamo i maschioni come se la cavano:
- pensano che la macchina sia una specie di protesi al cazzo, per cui devono infilarsi
- pensano che infilarsi in maniera da rischiare un incidente sia una dimostrazione di mascolinità
- pensano che infilarsi dando fondo a più benzina possibile sia una dimostrazione di potenza sessuale
- pensano che avere una macchina grande e costosa li metta al riparo da incidenti
- pensano che tu sia una formica e loro siano i Veri Padroni dell’Asfalto™
- credono che le doppie linee continue siano un simpatico vezzo per lasciar loro spazio per superare tutti nella corsia opposta quando c’è coda
- considerano un loro diritto superare tutti passando contromano e pretendono quindi di infilarsi davanti alla cosa, si stupiscono se non gli viene permesso
- immaginano che la freccia sia superflua perchè le loro intenzioni devono essere rispettate dalla massa
- credono che il peso della loro auto conferisca autorità alla loro guida
- non reputano importante che altri possano passare o addirittura superarli, per cui se possibile cercano di sistemarsi occupando più corsie possibili
Le signorine invece hanno altri comportamenti interessanti:
- credono di guidare in strade perennemente vuote, rimangono stupite quando si accorgono che la loro auto è stata centrata in pieno da un tram
- reputano superflui tutti quei cartelli colorati, se c’è una strada vuol dire che ci si può andare in qualche modo
- al contrario degli uomini, che fanno cazzate consapevoli e con aggressività, commettono le peggio infrazioni senza accorgersene e quindi con estrema calma
- sono immuni ai suoni generati dal traffico stesso, per cui non percepiscono il suono dei clacson dei loro vicini quando gli stanno andando addosso
- pensano che la freccia sia un segnale per comunicare che ci si sta spostando, messa quella si può fare ciò che si pare
- non ritengono davvero importanti gli specchietti laterali
- credono di essere superdotate per cui reputano di essere in grado di guidare, parlare al telefono e aggiustarsi il trucco, tutto contemporaneamente
- se hanno un suv (più piccolo di quello del loro marito, ovviamente) presumono che sia normale che il mondo si fermi per lasciargli la strada
Sia uomini sia donne invece hanno questa caratteristica:
- se un semaforo ad un incrocio è verde ed il successivo è a breve distanza ed è rosso allora è doveroso andare il più avanti possibile, in maniera da creare una coda che blocchi l’incrocio suddetto
Altre regole di guida?

La privacy, le cose, il cazzo

14.32

1. Assioma: alla gran parte delle persone della privacy non gliene frega un cazzo.
2. Corollario: a volte è visto un buon compromesso il perdere un poco di privacy per l’acquisizione di alcuni vantaggi.
3. Realtà: ormai per qualsiasi cagata ti fanno firmare clausole di trattamento dei dati abbastanza “larghe”.

Preso atto delle tre verità di cui sopra mi viene automatico pensare che qualcosa lo stiamo sbagliando. Cioè privacy, ok, i cazzi miei sono miei e basta, ma la definizione di cazzi miei chi la decide? Se sono sieropositivo è un cazzo mio, se compro il dopobarba gel anche? Nel dubbio tutti adottiamo la definizione maggiormente restrittiva quando facciamo i paladini della privacy, ma a volte non ha senso, perchè quando raggiunge il livello ideologico diventa di nicchia e si scontra con la realtà dei fatti.

Se io sono un burino appassionato delle partite dell’inter (per carità) tanto da pagare tot euro per un canale satellitare tematico (fornendo automaticamente i dati all’azienda che fornisce il servizio e alle divisioni marketing sue e delle sue amiche grazie alla verità 3) sarò probabilmente disposto a regalare qualche info (premi il tasto verde sul telecomando se pensi che il prodotto pubblicizzato sia ok) in cambio di un simpatico sconto.

Se io invece sono un attento consumatore e vado a comprare roba bio e prodotti di qualità al supermercato, facendo magari i conti con uno stipendio che mi obbliga a non sprecare manco un euro, sarò disposto a fornire qualche dato alla cassa (tessera fedeltà) in cambio di qualche sconto e, magari, sapendo di indurre così il supermercato a mettere in vendita una maggiore quantità di verdura bio. E poi magari manco mi darà fastidio l’eventuale pubblicità che mi avvisa che c’è il 3×2 sulla frutta di stagione.

Questi comportamenti li ignoramo sempre, partiamo dal presupposto che la ggente prima di tutto non abbia consapevolezza delle cose, e in secondo luogo che, una volta acquisita tale consapevolezza, dica “oh mio dio devo proteggere la mia privacy”.

Questo per mettere giù due righe alla cazzo sul perchè le campagne a difesa della privacy non attecchiscano se non fra gli addetti e diventino di rilevanza solo quando si parla di telecamere per le multe e simili.

Per quanto riguarda invece il mio di cazzo, visto che penso che la privacy venga invasa di continuo molto di più di quanto ci immaginiamo, credo che sia nostro dovere fornirgli quanti più dati possiamo, un overload di dati, avere tre tessere del supermercato, perderle, riaverle, trarne vantaggio, avere dieci caselle di posta, iscriversi a dieci social network, avere profili discordanti, creare mille connessioni diverse, ecc… e poi penso che sia il momento di dire basta alla privacy delle cose. Mi spiego: stamattina avevo bisogno di un prodotto X, e non sapevo dove cazzo trovarlo, probabilmente in un ferramenta. Tre ferramenta tre lo avevano finito, e sono rimasto anche io senza perchè non avevo voglia di fare l’ennesimo tentativo nel grande-centro-del-fai-da-te che ha tutto ma non ha mai il cazzo che ti serve (sto scrivendo cazzo tante volte per giustificare il titolo).
Se la cosa X che io stavo cercando avesse avuto un’etichetta con RFID, se vi fosse stato un enorme ombrello RFID sopra la città, se il mio tomtom avesse parlato con questo ombrello, io avrei potuto dire al fido navigatore “portami verso la X che mi serve” e ci sarei arrivato. Invece un cazzo, gli RFID sono merda a priori, e non hanno usi utili, così faccio fronte del no e le aziende del mio no se ne fottono e invece di marchiarci le etichette ci marchiano il mio culo.

No perchè, lasciatemi la mia vena polemica, io ho capito che è una merda che il tomtom sappia quanti segnali di cellulari sono localizzati in una certa strada e ne possa dedurre la quantità di traffico perchè così viola la privacy di cristo, però a volte un po’ sticazzi, avete mai fatto il sottopasso repubblica quando qualcosa va storto?

La verità è che siamo già tracciati, seguiti e registrati ben più di quanto sappiamo, non abbiamo la forza sociale di opporci e così ci prendiamo solo gli svantaggi.

Cazzo.

Il Sacro Cuore dell’Inventiva della Fantasia dei Signori dei Film

19.10

Il Signore Iddio ha dotato ciascuno di noi di svariate abilità.
Alcuni scelgono il loro lavoro in base a questa variabili attitudini.
La mia domanda è: se la tua fantasia è quella di un bradipo morto da mesi, perchè fai lo sceneggiatore? Cosa ti spinge, ad esempio, a sceneggiare un film dove ci sono degli zombi, poi una zona “sicura” che ovviamente è stata aperta troppo presto, poi un portatore sano che entra ovviamente perchè dei dementi imbecilli fanno una scappatella nella zona non sicura (e chi non andrebbe in una zona infestata da zombie?), poi un esercito di rincoglioniti incapace di proteggere un garage dall’ingresso di un infetto, ecc ecc?
Cioè io mica dico che ogni 3 minuti voglio una svolta, ma in TUTTO il film possibile che non hai avuto UNA idea che UNA? Mica sedici o trentadue, UNA!
Possibile che il presupposto di un film deve quasi sempre essere: “ah la cantina è piena di zombi… ma voglio una bottiglia di vino… magari riesco a prenderla… dai, vado!”.
E’ impossibile da tollerare!
28 settimane dopo

Le meglio idee sono sempre le cazzate

00.55

Lasciatemi dire il contrario della corrente meta-intellettuale di cui, per elezione o per scelta, finisco per far parte.
Oggi leggevo alcuni racconti su un libro della shake (no, non vi dico qual’è, se lo scoprite siete bravi, altrimenti non fa nulla) e ad un certo punto, giunto alla fine di quello che presta il titolo alla copertina, sono rimasto interdetto. Alcuni personaggi, alcuni eventi, un accenno di trama, nel senso di susseguirsi di eventi slegati (se si eccettua che vedono tutti coinvolto il protagonista), e un finale del cazzo, o meglio, un non finale, nel senso che è una troncatura non-c’entra-un-cazzo il cui unico scopo è chiudere il testo in quanto chissà dove stava andando a parare.
Ora, d’accordo, parliamo del frammento di un romanzo che mai ha visto la luce, però insomma, se io avessi proposto un racconto dove uno è un cantante, poi lo menano, poi un personaggio dal nome diabolico e con incredibili poteri lo salva, poi ha paura di cantare, poi la vince, poi fa un concerto, poi un cristallo chissà-dove vibra, poi il concerto finisce e lui scompare e finisce nel cristallo chissà-dove e poi BASTA, chi cazzo mai m’avrebbe cagato? Forse mi avrebbero risposto, ma per mandarmi a fare in culo.
Invece questo è troppo il re del Vero Racconto Punk™ e io, quindi, non ho capito un cazzo.
Perchè ovviamente la domanda che sorge è: ma tu, tutti i tuoi cazzo di raccontini più o meno belli di questo qui, li hai mai proposto a qualcuno? No! E allora che cazzo vuoi.
Sì ma io i racconti non li ho mai mandati perchè li leggevo e mi dicevo “oh però che cazzata, non è all’altezza di quello che volevo”… ed evidentemente è un errore.
Così come, ad esempio, non ho messo in piedi il progetto di un sito che si basasse su scenari e personaggi in isometria, perchè mi pareva una cazzata (e non solo a me), mentre ora qualcuno si fa i soldi vendendo “furni” a adolescenti che usano la carta di credito dei genitori.
Così come c’è gente che scrive nel curriculum che è sistemista, va in giro a fare lavori supercomplessi, e poi però sistemista appunto lo è sulla carta, mentre invece io pronuncio la parola “sistemista” sempre con un po’ di deferenza, per il rispetto che sento di dovere alle persone che sono Veramente Sistemiste (tra l’altro quasi tutte con nick di 3 o 4 lettere…).
Insomma, alla fine se io avessi preso tutte le robe che consideravo cazzate e le avessi lanciate in giro probabilmente ora avrei più strade aperte, avrei forse un suv, entrerei nei negozi senza prima aver letto se ci sono offerte, la gente mi chiamerebbe “esperto” o persino potrei diventare l’esempio utile ad una certa etichetta…
Diofà.

Le cazzate

14.43

Che un’azienda voglia farsi pubblicità, ok.
Che faccia “corsi di design emergente”, volendo, è pure ok. Cioè se vogliono possono anche fare corsi di uso creativo delle pentole a pressione dismesse…
Quello che mi sfugge è perchè si debbano inventare le cazzate spacciandole per cose veramente ok. Tipo questa. Anzi, questa, hanno spostato la pagina nel frattempo.
Cioè, “campagna anti-if”… ma la IF è alla BASE della programmazione strutturata, i costrutti derivati come elseif e switch (o case, come lo si voglia chiamare) sono i sistemi che permettono di programmare in maniera decente. Ora secondo questi campioni la if va evitata perchè può essere sostituita, ad esempio, da opportune gerarchie di classi.
A parte che il fatto che si programmi in OOP col culo non è direttamente legato alle if, la domanda che mi sorge guardando il loro esempio è: ma quelle istanze come le creano? Secondo la loro soluzione basta creare una classe madre con le interfaccie corrette, derivandola e implementando i metodi nelle classi figlie… e ok, perfetto, ma quando istanzi l’oggetto? Lo fai senza if? Come decidi quale oggetto istanziare? Forse manca nel loro esempio un po’ di codice perchè questo sia credibile, perchè così com’è il punto è che la if l’hanno tolta da dov’era, e fin qui ok, era un’aberrazione, per metterla un po’ più in alto.
Tra un po’ facciamo la campagna anti-variabili-singole, tutti solo con gli array, sai che agile il codice?

%

02.10

In tutto il mondo conosciuto (e anche in parti di quello sconosciuto) si usa, per andare a capo, la scrittura \n (che sta per newline) o \r (che sta per return) o, se proprio di è degli handicappati, \r\n (che sta per windows).
Ora, mettiamo caso che voi stiate editando un crontab e che, perchè vi serve, inserite un %, tipo ad esempio perchè dovete fornire al comando date una formattazione per l’output. Tutto normale no?
E invece NO.
Eh no perchè nel file crontab il % vuol dire vai a capo.
Cioè ma perchè a questi programmatori illuminati dalla candela che si sono ficcati in culo pochi istanti prima di scrivere codice non gli viene un orgasmo continuo che gli impedisca, appunto, di partorire simili aborti? Cioè ma come ti può venire in mente di prendere il %, simbolo internazionale di PERCENTAGGINE, e usarlo per dire “vai a capo”??
Ma la gente ha nel cervello mandrie di montoni marci porcoddio.

MSN

00.36

Io non capisco perchè 3/4 del mondo usa MSN. Non me lo spiego, ma se fosse solo questo il punto direi a me stesso: “beh, sei un coglione che non capisci dove si dirige il mondo”.
Ma i problemi sono un altri. Per identificarli citerò parti di conversazioni veramente avvenute. Ovviamente “E” sono io e “X” sono personaggi vari.

1

X: hai MSN?
E: no
X: allora non posso mandarti niente
E: ma usa l’email no?
X: non la ho
E: come sarebbe a dire “non la ho”?
X: non ho l’email! vivo bene senza!
E: se hai msn hai una casella email per forza
X: io non vedo nessun pulsante, come si userebbe?
E: fa niente

2

X: mi mandi le foto via msn?
E: a parte che non ho msn, ma non puoi salvarle dal sito?
X: e come si fa?
E: clicchi col destro e scegli “salva immagine” o qualcosa di simile
X: con msn è meglio, perchè non te lo installi?
E: perchè non lo uso, perchè ho linux, perchè sto bene a chattare con altri strumenti
X: la fai tanto complicata, così non posso avere le foto
E: amen

3

X: hai msn?
E: no
X: beh e come chattiamo?
E: …ma stiamo chattando
X: senza colori, così, senza niente
E: …

4

E: ma ne esistono altri di istant messenger
X: di cosa?
E: programmi che scrivi e ti appare il messaggio, come appunto msn
X: ma a me piace msn
E: ma se è super pesante e pieno di pubblicità
X: ma a me piace e basta no?
E: quali altri hai provato scusa?
X: se mi va bene questo, nessuno

5

E: non puoi accorciare un po’ il nickname che non capisco un cazzo?
X: se lo accorcio non ci posso fare i disegni!
E: …

6

X: ma su questo computer non hai msn?
E: no, ma quello che vedi lì aperto è come msn
X: oh ma è tutto strano… è tutto strano ’sto computer
E: perchè è linux
X: ah ecco… allora è difficile… non mi piace… questo non è come msn…
[…passano una decina di minuti…]
X: oh, ma è molto meglio msn fatto così!
E: si chiama pidgin e si connette non solo a msn ma ad un sacco di altre robe…
X: sì comunque mi piace di più questo msn!
E: …

Insomma, se non sono problemi questi…

Il plurale di “dominio”

11.02

Secondo repubblica.it il plurale di dominio è dominii. Un paio di volte è scritto così nell’articolo di cui sopra, ad esempio in questa frase che è un gioello vi è incastonata la parola “dominii”: “Basti pensare ad esempio cosa può significare avere più dominii che indicano settori di servizi, ad esempio quello bancario, o la possibilità di taroccare i marchi online.”
Secondo voi come si scrive?
Poi vabbè, lasciamo stare stupidaggini colossali tipo “taroccare i marchi online” (??) o robe straordinariamente errate come ad esempio questo paragrafo:
“Si va verso una liberalizzazione anche per quanto riguarda le lingue e i caratteri. La diversificazione sarà attuata con l’entrata in vigore della nuova generazione di indirizzi (Ipv6), che permetterà un numero staordinariamente più grande di indirizzi. Lo stock attuale, che utilizza il protocollo Ipv4, dovrebbe esaurirsi tra il 2010 e il 2011.”
oppure a delle perle rarissime, come le “false estensioni”:
“Molti si chiedono come farà la società a impedire un accapparamento di “false estensioni”, come già era successo con il vecchio sistema. Di sicuro sarà un momento festeggiato dall’industria del porno, che attende da anni l’assegnazione dell’estensione .xxx.”
Mah.

Le sovrastrutture: gli orari

13.49

Che il tempo scorra, almeno nel nostro universo, è convenzione nota.
Il fatto che lo abbiamo diviso in periodi discreti si sa, tutti noi abbiamo un orologio, quello che si sa meno è che questa discrezione è tutta nostra, visto che il tempo è soggetto alle regole a cui sottostanno tutte le cose del mondo, per cui ad esempio si modifica in base alle forze che lo sollecitano.
Già di per sè questo dovrebbe dimostrare quanto è precaria questa concezione che abbiamo del tempo, ma la cosa che mi lascia perplesso è la convenzione dell’orario. Mi spiego, ok che stabilire un modo per avere tutti un’idea del tempo è necessario, perchè se ti dico “ci vediamo alle 10″ tu devi capire cosa intendo per “le 10″, in maniera che si possa verificare la coincidenza e che ci si trovi entrambi nello stesso momento nel giusto luogo. Fin qui direi che va tutto bene.
Noi siamo troppo alternativi e per di più ci stanno in culo le sovrastrutture imposte. Il tempo che scorre e per comodità è suddiviso in periodi che sempre per comodità riteniamo discreti ed assoluti, ok, ma il tempo “per fare le cose”? Cos’è se non una sovrastruttura del capitale? Chi ha stabilito che si deve lavorare “dalle 9″? Chi ha deciso che non si può lavorare in un lasso di tempo X che possiamo collocare all’interno della giornata (tanto per dire) quando ci pare? Perchè devo essere io a rispettare qualcosa che ha stabilito qualcuno che sta sopra di me (economicamente, gerarchicamente, ecc)?
Generalmente non se ne parla mai, però perchè il tempo migliore della giornata deve finire ingoiato nel lavoro solo perchè qualcuno ha stabilito che dalle 9 alle 18 è il lasso di tempo adatto al lavoro? Perchè non posso fare 12-20 se mi piace? Perchè non posso cambiare quando mi pare?

Chi cazzo calcola i semafori

11.45

Io, da piccolo, ho letto un libro che si chiamava “come funziona”, trovato in un bidone vicino ad una biblioteca scolastica. Su questo libro c’erano riportate informazioni sul funzionamento di alcune cose, scelte a caso, immagino in base alla curiosità che potevano sviluppare in un bambino, e mi ricordo in particolare la lavatrice ed il semaforo. In particolare, non so se per il fatto che il libro fosse obsoleto o semplicemente perchè il tipo che lo ha scritto fosse un demente, veniva spiegato che la temporizzazione delle luci veniva effettuato tramite un albero a camme, in cui tre dischi attivavano interruttori che provocavano l’accensione delle luci del semaforo, e che tale sistema era sotto il manto stradale.
Io ci avevo creduto, poi ad un certo punto m’è capitato di leggere “traf-o-matic” su delle scatolone verdi di metallo vicine agli incroci e di sentire dentro di esse dei “click” per autoconvincermi che i creatori di semafori si fossero finalmente accorti dell’esistenza del relè.
Detto questo, mi è capitato di chiedermi più volte: ma se, che cammino abbastanza spedito, non riesco ad attraversare corso Peschiera dove si incrocia con corso Racconigi, e mi devo quasi sempre fermare prima di uno dei controviali, come fa una persona anziana? Chi cazzo le decide e le tara le temporizzazioni di questi semafori? E se sono automatiche, quale algoritmo di merda hanno per cui non hanno un tempo minimo decente in modo che la gente normale possa attraversare?
A me sembra veramente demenziale che una signora si debba fermare due volte in mezzo alla strada per poterla attraversare, che cazzo di senso ha? E chi ha controllato questi semafori se ne è fregato o ha attraversato di corsa per fare i suoi test?
Ma qualcuno qui sa come cazzo si fa a parlare con questi oscuri personaggi che definiscono la viabilità? Chi decide le rotonde, i semafori, i tempi… sono una specie a sè, che vive nelle cantine dei palazzi comunali e pianifica sempre a tavolino, senza mai testare dal vivo, gli obbrobri stradali che fanno costruire?
Maledetti!