Complimenti, avete fatto la merda
15.07Innanzitutto una premessa: il noi/voi/io in questo caso vale e ci sta tutto. Giusto per precisare prima che poi mi si dica “eh ma tu dov’eri?”: c’ero, ma non sono stato ascoltato. I motivi non li so né forse mi interessa conoscerli, perchè alla fine quello che rimane in mano è il risultato. Su questo risultato e su come ci si sia arrivati invece ho voglia di sfogarmi.
Di che cosa sto parlando? Ma di indymedia italia, ovviamente!
Partiamo da lontano? Dai, partiamo da lontano.
Partiamo dalla prima riunione a cui io sono stato portato: saremmo stati sì e no una ventina: romani, fiorentini, milanesi e bolognesi in larga parte, poi qualche transfugo dalle altre città, come me ad esempio, tutti in qualche modo legati all’idea che fosse necessario sfruttare la rete per comunicare in una nuova maniera, trovando strumenti nuovi da mettere al servizio del movimento. Certo, mica tutti erano consapevoli fino in fondo di questa cosa e di cosa stavano facendo, però alla fine lì ci siamo trovati ed abbiamo gettato le basi di quella che sarebbe stata poi indymedia italia. Esisteva da prima a dire il vero, ma possiamo dire che il progetto collettivo è nato lì, l’idea di aprirsi a 360° e lanciarsi ha preso forma lì. Poi c’è stata la mailing list, la crescita, poi genova 2001 con l’affermazione di indymedia come marchio del “qui trovi quello che l’informazione ufficiale non ti dice”. E poi la crescita, l’iscrizione in massa, le cazzate (una su tutte: il sequestro dei materiali video di genova), gli esperimenti, i confronti serrati, i litigi, fino ad arrivare alla stasi.
Già, la stasi, quella fase durata due anni almeno in cui ogni due per tre indymedia avrebbe voluto scoprirsi “affidabile”, quasi equidistante, non partecipe degli eventi, come un occhio che raccontasse (senza esagerare s’intende!) quello che succedeva nel magma del movimento ormai considerato qualcosa di “esterno” (anche se ci si diceva continuamente di “tornare nelle strade”), in cui le features erano ormai quasi vuote di contenuti forti visto che non valeva più essere in contraddizione con sé stessi.
E io dove cazzo ero quando succedeva questo? Come ho scritto sopra, io c’ero.
Mi permetto persino di autocitarmi in un frammento di quelle che ritengo parole al vento, che lette oggi mi stupiscono per quanto fossero una fotografia di quello che stava accadendo (mica dovrò pure essere modesto):
27/09/2005 12:45
«ho pensato che forse la soluzione è che quelli che vengono più o meno velatamente accusati di essere capi, fare gruppo, distruggere il progetto e lavorare contro, se ne vadano. alla fine rimarranno i puri, e il progetto non potrà che proseguire meglio e rinnovato. magari non andrà così, magari
rimarranno cinque persone a darsi dei capi a vicenda o a essere sempre tutti d’accordo, ed in quel caso il progetto imploderà.»
Questo arriva dalla mail con la quale “annunciai” la mia disiscrizione (ricevetti chiaramente critiche per non essermene andato in silenzio) e voglio vedere chi oggi riesce a fare un’analisi differente della fine di indymedia italia. La discussione politica è finita nel cesso, arenatasi sui cavilli di process e di hiding, e il progetto non è stato più in grado di generare niente.
Poi ce ne sono altre di mail, dal 2003 in poi e non solo mie, dove si individuano molto spesso con lucidità e chiarezza i limiti di quello che stava diventando un progetto troppo grande, tanto grande da stimolare i kompagni a cercare di far prevalere il loro pezzetto su quello altrui, o a cercare di ingraziarsi qualche occhietto attento della stampa ufficiale diluendo un poco i toni, o a provare a trasformare quello che era nato come strumento in un qualcosa di politicamente legato alla propria personale esperienza… cercatele negli archivi, ne troverete.
Saltiamo avanti e a qualche mese fa, in cui la situazione era semplicemente disastrosa: la maggior parte della gente che partecipava al mantenimento di indy lo faceva legandosi al dito le tavole della legge e lasciando da parte l’intelligenza, il portale era diventato ormai privo di qualsiasi spinta sperimentale perchè troppe persone sentivano che quello che non volevano era estremamente più importante di quello che si sarebbe potuto fare. Il gioco dei veti, degli insulti personali, della messa in campo della propria autorevolezza (spesso presunta) per impedire delle cose era attivoda troppo tempo per essere fermato. Questo il clima che ha portato al meeting di torino, che infatti non prometteva niente di buono.
Io me ne ero andato da indymedia italia da un po’ di tempo e le mie provocazioni riguardo al nulla che vi aleggiava attorno passavano solo sulla lista del nodo di torino, da cui è stata presa e girata in lista italy la proposta (ma inizialmente non era tale) di trasformare indymedia in qualcosa di più “federativo” rispetto a quello che era allora. Nessuna chiusura, ma se le liste nazionali languono mentre (alcuni) nodi locali sono attivi secondo me era giusto lasciare a loro la libertà di agire senza dover sottostare alla delirante burocrazia del nodo italiano. Se vi sfugge come, ci sono sempre gli archivi delle liste dove andare a cercare.
Comunque alla fine arriviamo a questo cazzo di meeting dove magicamente le proposte si riducono a tre:
- chiudiamo indy
- federiamo indy
- accentriamo tutto nel nazionale
La prima proposta, a mio avviso completamente scollegata dalla realtà, è quella che passa per forza di cose: i motivi per cui viene approvata sono molteplici e tristi, e mi permetto di riportare un frammento di una mia mail post-meeting dove li condenso:
20/11/2006 23:42
«improponibile qualsiasi discussione che non fosse una soluzione, di qualsiasi tipo, merda o oro, l’importante è che non ci fosse troppo da discutere. la non voglia di confrontarsi, la sfiducia reciproca (c’era anche quella sì), gli interventi reiterati sopra le cazzate, gli interventi reiterati sopra il male del mondo, gli approcci deliranti al process che doveva venire stravolto ad-hoc, hanno incredibilmente generato il consenso. ma proprio vero, con la gente che ha proposte diverse che si rende conto e fa un passo indietro, per permettere all’assemblea di andare avanti.»
Poi vabbè, gli ingenui che veramente credono che indymedia riaprirà dopo un mese, gli offesi che prendono la strada “noi non siamo più nel network di indymedia italia” e altre amenità simili “animano” la lista italy dopo l’assemblea, portando comunque al niente.
Anzi, non al niente, alla merda, come dico nel titolo del post.
In assemblea si decreta che la proposta di decentrare e federare avrebbe prodotto la balcanizzazione di indymedia, con derive localistiche e personalistiche… bene, adesso mettiamo sul piatto cos’abbiamo? Indymedia locali che iniziano il process da soli, una discussione nazionale inesistente, siti in test che salgono e scendono e con poche energie per gestirli… questa non è una balcanizzazione invece? Come la potremmo chiamare? Io il nome gliel’ho dato: “merda”.
Merda perchè a me non me ne frega un cazzo di avviare decine di gruppetti locali sganciati fra di loro che mimano il fratello grande che non c’è più, merda perchè non è per nulla un cambio in positivo da nessun punto di vista, merda perchè distrugge le poche energie rimaste e limita il confronto politico sulla questione informazione al niente, portandolo indietro di anni.
Potrei elencarne altri di motivi, ma lascio a tutti il piacere di trovarne.
Gli strateghi che hanno portato a questa situazione si dividono in due casistiche: gli ingenui e quelli-che-lo-sapevano. I primi hanno davvero creduto possibile la chiusura di un mesetto per poi ripartire più grandi e più liberi, i secondi hanno usato questo metodo del cazzo per fare quello che desideravano da tempo: chiudere indy.
Per entrambi ho da elargire solo complimenti: ai primi perchè non sanno guardare dieci centimetri oltre il loro naso, ai secondi perchè hanno saputo finalmente dimostrare in maniera chiara e semplice cosa vuol dire saper fare politica. Con quattro cazzate, e persino col silenzio o con l’assenza, hanno saputo guidare un gruppo di più di cinquanta persone verso quello che gli interessava. Lì per lì mi sono pure chiesto cosa veramente interessasse a chi voleva chiudere indy, forse bisogna pensarci su bene per arrivare a delle idee, perchè ora come ora io continuo ad essere convinto che, nonostante tutto, uno spazio come indymedia serviva, e serve tuttora.
Un tot di gente ha iniziato la tiritera che indy era “pericolosa”… alcune persino erano le stesse persone che al sequestro dei nastri di genova 2001, sequestro tra l’altro manco imputabile a indymedia in sè se non alla cazzonaggine generalizzata, avevano avuto la splendida idea di parlarne a porte chiuse e di cercare a tutti i costi di rallentare la scrittura del famoso “documentone” dove indy avrebbe dovuto prendersi le proprie responsabilità. Allora però forse la fase era diversa, per cui dall’”insabbiare” le cazzate sì è passati a considerare pericoloso il newswire… misteri. Che poi internet sia piena di luoghi dove la gente può scrivere le peggio imbecillità mettendo in pericolo chiunque poco importa, la loro analisi si ferma sul newswire di indymedia. Non una parola sul tema della comunicazione globale in mano agli imbecilli, il problema pare essere solo ed unicamente indymedia… ma se io domani aprissi un blog su libero e ci pubblicassi, tanto per dire, delle lettere pericolose per gente indagata, chi le toglierebbe? Chi potrebbe intervenire? Libero stesso magari? O più semplicemente nessuno? Allora forse non era meglio indymedia? Non era meglio avere un minimo di possibilità di intervenire in qualche maniera, per quanto magari insignificante, sul problema? Ma non importa, ora il tanto pericoloso newswire nazionale non c’è più… fra un po’ ne avremo una decina da tenere sott’occhio.
Poi c’erano quelli che spingevano per la chiusura perchè avevano in mente le alternative™, quelle che avrebbero veramente riportato l’informazione dal basso a fare la parte del leone: sitarelli di area, blogs di comunità, e altre robe simili. Tutti ottimi progetti che avrebbero potuto contribuire alla crescita e all’allargamento della base costruttiva all’interno di indymedia: nell’era del web 2.0 includerli all’interno del “portalone” di indy sarebbe stato semplice… non fosse per i “no!” sdegnati di chi riteneva che avere simili contenuti “non verificabili” andasse troppo oltre il concetto di “fare network”. Comunque non mi pare che ad oggi questi progetti alternativi siano decollati, per cui se vogliamo essere buoni possiamo bollare queste idee alternative come il risultato di un’analisi sbagliata, se invece vogliamo essere cattivi possiamo dire che sono falliti i tentativi di accentrare.
Altri hanno spinto la chiusura e basta. Così, senza nessuna motivazione profonda (o almeno non è stata spiegata): indymedia fa schifo, va chiusa. Magari manco partecipavano più al progetto e manco gli interessava parteciparvi ancora, però fatico a credere che questo potessere essere davvero motivo sufficiente a paventarne la chiusura. Chissà, forse si sta preparando qualcosa di veramente grande che sostituirà il vuoto lasciato da indy, e loro lo sapevano. Non ci resta che sperare che abbiano ragione.
Ah, e ovviamente c’erano quelli che non volevano più responsabilità: ero di indy, ora fa schifo e sia che ci partecipi sia che no non voglio sulle spalle l’onta di aver fatto parte attiva di essa, né voglio dovermi ancora misurare con la gente quando mi chiede conto delle cazzate che indy ha fatto, anzi, voglio orgogliosamente raccontare di essermene reso conto e di aver spinto per la chiusura. A questi dobbiamo fare i complimenti visto che sono pienamente riusciti nel loro intento.
Il 25 aprile scorso non c’era un posto dove si potessero seguire le notizie dai cortei, dove confluissero link, storie, iniziative e situazioni in modo che potessero venire lette, raccontate, diffuse. Domani è il primo maggio e succederà di nuovo. Certo, si sopravvive, ma la scelta di tornare indietro di anni nessuno me l’ha ancora spiegata. Scelte personali, sentimenti, sensazioni? Erano solo ed unicamente cazzi vostri.
Adesso per scoprire che hanno arrestato decine di persone ad oslo devo andare a spulciare fra i post di indymedia toscana o indymedia svizzera, giusto perchè con le lingue nordiche me la cavo poco, non esiste un approfondimento, non esiste un posto dove andarlo a cercare e trovare magari il link ad un sito che ne parla. Dovrei usare google? Devo sperare che google news indicizzi qualche testata online un po’ liberal o qualche blog personale che abbia voglia di raccontare cosa succede? Qual’è l’idea del post-indy che avevate, quella di far di nuovo sprofondare tutti nella comunicazione via telefono, nelle mailing list di movimento, quella di avere la coscienza con un peso in meno?
Io voglio capire oggi, con questa situazione di merda, qual’è la vostra idea.
Forse talmente tutto vi fa schifo che vorreste chiudere tutto? Dare un calcio a questa merda che ci circonda, mandare tutto a fare in culo e andare a fare i pastori o i teknofricchettoni? Fantastico, è un sentimento che in parte condivido. Perchè non l’avete fatto quindi? Che cazzo di senso ha la merda alla quale consapevolmente avete contribuito a costruire, che senso ha avuto chiudere degli spazi per quanto avessero i loro lati negativi? Vi fa schifo il manifesto? Anche a me. Ma ogni tanto lo comprate vero? Anche io. Lo vorreste vedere chiuso? Io no, perchè so benissimo che per quanto possa fare schifo, serve. Per quanto possa condividere un articolo su quattro solo lì posso leggere ed approfondire certi argomenti. Lo vorrei vedere chiuso se lo odiassi. Odiavate quindi così tanto il progetto a cui avete partecipato (e di cui, volenti o nolenti, siete stati parte in causa nella sua decaduta) da volerlo vedere chiuso? Se la motivazione sta qui, valeva davvero la pena arrivare a questo per la vanità di darvi ragione ancora una volta e lasciare che il vostro ego si complimentasse con sè stesso?
Adesso che l’unico luogo che implementasse in maniera seria l’open publishing, con tutti i suoi problemi, è svanito, come pensate di attivarvi contro gli altri dieci insulsi sitarelli che nasceranno? Cosa raccontate alla gente, di qualsiasi settore del movimento, che vi chiede “quando riaprirà indy” e che vi spiega con parole semplici che “nonostante tutte le cazzate sul newswire, serviva”? Io sono ansioso di saperlo, perchè a questa merda non so dare una spiegazione e riesco solo ad incazzarmi.
Dove cazzo volevate andare a parare? Sono un ignorante e di politica non capisco un cazzo di niente, spiegatemi il risultato che è stato ottenuto rimarcandone gli aspetti positivi per favore.
Di questa merda, secondo me, gli unici complimenti sinceri che potete ricevere sono quelli dei tanto odiati media mainstream, perchè per ogni volta che la gente apre repubblica.it al posto di indymedia loro ne gioiscono. Complimenti.
Ah, i bei tempi andati!
