Chi si ricorda che una volta questo blog stava su malessere.net? Del resto ancora si chiama il blog del malessere. L’altra sera in uno dei deliranti luogo di scambio di fluidi digitali qual’è la chat è stata citata una canzone il cui testo collima perfettamente con l’idea di male oppressivo, di disagio potente che è alla base della creazione di questo blog.
La canzone è “Sognando”, di Don Backy, del ‘78, anno in cui il malessere serpeggiava profondamente dentro quella stirpe di cui credo di far parte, quella che in degli sprazzi di lucidità si rende conto che 4 denti non fanno invertire il moto di un meccanismo. Per cui ho pensato di fare cosa gradita a tutti pastando qui alcuni pezzi del testo, se invece non è cosa gradita non importa in realtà, semplicemente mi andava di farlo. Un po’ come toccare le tette: uno lo fa, alle conseguenze pensa dopo.
[…]
Ma ogni tanto sento che, gli artigli neri della notte
mi fanno fare azioni, non esatte
[…]
E spacco tutto quel che trovo / Ed a finirla poi ci provo
Tanto per me non c’è speranza / Di uscire mai da questa stanza
Sopra un lettino cigolante, in questo posto allucinante
io cerco spesso di volare, nel cielo
non so che male posso fare, se cerco solo di volare
io non capisco i miei guardiani, perché mi legano le mani
[…]
Degne di uno spleen, secondo me.