http://www.corriere.it/Pr…esoromago.shtml
Ci sono 5 cose che uno può chiedere al Mago do Nascimiento:
- amore
- salute
- fortuna
- soldi
- lavoro
Tutte le altre in realtà dipendono da queste. Nell’amore ci possiamo mettere gli affetti in generale, mentre la fortuna già è una roba alquando stupida da chiedere: se sono fortunato vuol dire che qualcosa mi andrà bene, sicuramente quindi andrà a ricadere in una delle altro quattro categorie.
Se vogliamo fare riferimento ai bioritmi o a qualsiasi cosa che ami quantizzare le cinque categorie in maniera moderna, con grafici e numeri, pur riferendosi ad un passato ancestrale, potremmo semplicemente usare gli asterischi: 0 asterischi corrispondono a “male”, 5 asterischi corrispondono a “bene”. Lasciamo volutamente fuori le esagerazioni tipo tragedie multiple e fortuna sfacciata.
Quanti asterischi dobbiamo avere per poter dire di essere felici?
Facendo un calcolo interno, che calcolo poi non è, pochi. Cioè possiamo sentirci felici perchè qualcosa ci va bene, anche se il resto va male. Siamo strani e quando ci dicono se siamo felici pensiamo “amore: *****” e diciamo “sì”. Però nel resto della giornata, nelle coperte quando si rimane svegli, negli spazi fra le righe mentre leggiamo un articolo, nelle pause di riflessione fra un impegno ed un altro, ci preoccupiamo per il resto. Sono pensieri più brevi, come un forma di autodifesa: se qualcosa ci va bene il nostro cervello ce lo ripete in continuazione, se qualcosa va male la consapevolezza a volta sfiora il minimo possibile, facendoci preoccupare il meno possibile, a volte persino troppo poco. Così quando pensiamo “salute: **”, “lavoro: “, “soldi: *” e così via ci trema la spina dorsale e qualcosa spinge il pensiero nel cervelletto, che come sappiamo pensare non sa ma solo dare ordini motori, così la nostra preoccupazione si risolve in un pugno sul tavolo o in un’alzata di voce.
Prima o poi però ci pensa troppo, o forse il giusto, e viene da dire “ma chi è che mi ce l’ha con me?”, perchè non è possibile che la media degli asterischi rimanga sotto il 2 per un tempo troppo lungo. Non è una questione di preoccupazione ma di tolleranza.
Quanto possiamo sopportare una situazione di preoccupazione nel cervelletto prima che salga al cervello? Quale sarà il risultato di tutto questo, a parte un sorriso sul volto di chi ci vuole male? La tensione quanto può durare, quanto ci mette l’impotenza ad arrivare alla prostrazione e soprattutto, dopo, quando non basta che dici “adesso basta”, cosa puoi fare rispetto a quello che succede?
Forse possiamo sperare che chi ci manda tanto male si soddisfi al più presto, lasciandoci in pace.
Però mettiamo caso che non si soddisfi, a parte il recitare il motto cattocomunista e panamericano “andrà tutto meglio, vedrai!”, che cosa si può fare?