Mi dice che hanno chiamato dal laboratorio analisi. Cercavano me e vorrebbero andassi li’ in giornata.
Aveva la voce preoccupata le chiedo
Era una segretaria mi dice, e le segretarie hanno sempre la stessa voce
Vuoi che ti accompagni mi chiede
No, faccio in un momento rispondo sforzando un sorrisetto complice, magari metti su un caffe o magari fatti trovare sotto la doccia quando torno.
Nessuno ride. Ovvio.
Mi accendo una sigaretta sulla porta di casa e mi avvio lungo il vialetto d’ingresso e poi a sinistra giu dal viale alberato che porta al campus. Costeggio l’edificio che e’ uno dei tanti dormitori degli studenti normali, la mia non lo e’, normale dico, e’ laureanda e carica di soldi e quindi ha una casa sua subito fuori dai cancelli del complesso che comprende clinica universitaria e una manciata di altre facolta’. Oggi mi interessa la clinica.
Gradini, ingresso, accettazione, si, ho un numero di ricevuta, la chiameremo noi allora, questione di pochi minuti, l’aspettavamo, in fondo e poi la prima a destra, oltre la porta a vetri, sala d’aspetto.
sala d’aspetto.
sala d’aspetto.
cartelloni colorati che sostengono donare sangue sia bene
fotocopia che sostiene donare sangue dopo un viaggio in questi paesi alla fine non sia poi cosi’ bene
mamma + bambino col terrore negli occhi. Il bambino, non la mamma. Significa che ancora glielo devono fare il prelievo altrimenti sarebbe preoccupata lei.
ficona in camice e sandali che esce dall’ascensore e si infila nel bagno delle signore
fortissima tentazione di seguirla, tanto oramai che me ne faccio della dignita’
sala d’aspetto
tipo della mia eta’ che mette soldi nella macchinetta del caffe’ e ne estrae una non meglio identificata bevanda calda
sala d’aspetto
tipa bruttina in camice che mette la testa fuori da una porta, si guarda intorno, passa oltre mamma e bambino e si sofferma su di me e sul caffeinomane
chissa’ se la faccia da poker regge?
la bruttina guarda dritto me con un sorriso professionale e dice il mio numero
a poker mi spennerebbero…
la seguo in quello che sembra un minuscolo studio con una piccola scrivania un piccolo armadio e una piccola finestra
ci vive il puffo medico immagino…
mi porge una busta con appiccicata un’etichetta autoadesiva con sopra scritto il mio numero di ricevuta e la data dell’esame, si sono io, ecco questo e’ il tagliando che mi avete lasciato l’altra volta, grazie, molto gentile no, non voglio sedermi preferisco portarmela via se non e’ un problema, grazie mille arrivederci (arrivederci?)
punto la porta con passo svelto e poi mi fermo di botto. dove sto andando? mi siedo su una sedia della sala d’aspetto, dando le spalle al pupo (un minimo di dignita’ invece si, porcoddio!)
apro e estraggo il foglio di carta con l’intestazione dell’universita
HIV: negative
la frase piu’ bella del mondo, in qualsiasi lingua.
[motd]
finche li cerco io i latitanti sono loro